Gli otto stadi dello yoga
Gli otto stadi dello yoga sono dei precetti etici e morali che compaiono negli yoga suora di Patanjali.
Patanjali è il fautore dello yoga scientifico, è colui che come Omero nell’Odissea ci lascia delle tecniche precise da utilizzare come mezzo per la via della liberazione.
Ad oggi lo yoga viene visto come un semplice mezzo di allenamento, rilassamento, ciò che insegna l’arte della meditazione. Ma nei tempi antichi la pratica era il mezzo attraverso la quale si poteva concludere nelle varie vite, il ciclo delle rinascite, samsara e arrivare al moksha, la liberazione dell’anima dalla reincarnazione.
Gli otto stadi dello yoga offrono una struttura completa per la pratica e la crescita personale.
Integrando questi stadi nella vita quotidiana, è possibile sviluppare non solo una pratica fisica, ma anche una profonda connessione con il sé e una maggiore consapevolezza.
La pratica degli otto stadi è un viaggio continuo verso l’equilibrio, la serenità e l’illuminazione.
Gli otto stadi dello yoga, noti anche come “Ashtanga Yoga“, descritti nei testi antichi come gli Yoga Sutra di Patanjali, offrono un percorso completo per raggiungere l’illuminazione.
La pratica dello yoga è un arte, è la scienza dedicata alla creazione di unione tra corpo, mente e spirito. Il suo obiettivo è quello di assistere il praticante usando il respiro e il corpo per promuovere la consapevolezza di noi stessi come esseri individualizzati intimamente connessi al tutto unificato della creazione.
Vengono divisi in Yama, Nyama, Asana, Pranayama, Pratyahara, Dharana, Dhyana, Samadhi.
Cosa importante che spesso dimentichiamo che i primi non escludono gli ultimi e cosi via. Yama e Nyama dovrebbero sempre essere presenti in ogni ambito della vita.

Yama (Disciplina etica)
- Rappresenta le regole morali e etiche da seguire, che includono:
Ahimsa: non violenza
Satya: verità
Asteya: non rubare
Brahnacharya: moderazione
Aparigraha: non attaccamento
Niyama (Osservanze personali)
- Si riferisce alle pratiche personali che promuovono la crescita interiore, tra cui:
*Saucha*: purezza
*Santosha*: contentezza
*Tapas*: autodisciplina
*Svadhyaya*: studio di sé
*Ishvara Pranidhana*: devozione a Dio
Asana (Posizioni fisiche)
Lavorare sulle posizioni fisiche aiuta a rafforzare il corpo e a prepararlo per la meditazione. Le asana migliorano la flessibilità, la forza e la resistenza. Il 90% dell’umanità deve lavorare sul corpo come prima cosa, perché siamo esseri spirituali ma non evoluti, non ricordiamo di essere anima in un corpo. Ma solo le asana non bastano.
Pranayama (Controllo del respiro)
- Questa pratica si concentra sul controllo della respirazione per aumentare l’energia vitale (prana) e calmare la mente. Esercizi di pranayama aiutano a migliorare la concentrazione e la consapevolezza.
Pratyahara (Ritirare i sensi)
- Rappresenta il distacco dai sensi e dalle distrazioni esterne. È un passo fondamentale per concentrarsi interiormente e prepararsi alla meditazione. Siamo ancora nella parte razionale.
Non c’è spazio ancora per la Buddhi, l’intelletto.
Dharana (Concentrazione)
- Consiste nel focalizzare la mente su un punto specifico, un oggetto o un pensiero. Questa pratica aiuta a sviluppare la capacità di concentrazione necessaria per passare alla meditazione profonda.
Dhyana (Meditazione)
- Questo stadio coinvolge la meditazione profonda, dove si raggiunge uno stato di flusso e connessione con il sé interiore. La meditazione permette di esplorare la consapevolezza e la presenza e’ inconscia, è un attimo di presenza non razionale.
Samadhi (Illuminazione)
- Rappresenta il culmine della pratica yogica, dove si sperimenta unità con l’universo e una profonda realizzazione del sé. È uno stato di gioia e pace interiore.
In breve si tratta di creare l’equilibrio e la serenità per vivere in pace, buona salute ed armonia con il tutto.
Il nucleo dello Yoga Sutra di Patanjali è un percorso di otto parti che costituisce il quadro completo per la pratica dello yoga.
Praticando gli otto passi si vede subito che nessuno è superiore agli altri, ma tutti devono essere praticati in egual misura. Ognuno è un gradino di una scala che alla fine porta completezza per l’individuo.







